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Lalaith

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4月24日

Il Canto del Druido


Sono soltanto un anello della catena invisibile
Di cui Esus, per sempre, ha saldato le maglie;
sono soltanto una foglia in confronto alla grande quercia
che orna ancora il ramo di Gwyddon.

Fin da piccolo ho seguito le lezioni dei nostri saggi,
ho ascoltato i propositi ed ho raccolto i canti;
la mia memoria fedele ha trasmesso il loro messaggio
dai monti di Caledonia alle isole del Tramonto.

Sono soltanto un anello della catena invisibile,
soltanto un’eco delle antiche verità:
Se i miei maestri, prudenti, non hanno lasciato alcuna Bibbia,
la loro voce parla ad ogni cuore che sia degno di ascoltarla!

Molte estati hanno sfavillato, per molti inverni è caduta la neve
Da quando ho ricevuto i doni che non si concedono
se non ai portatori dell’Awen: l’anello di ferro forgiato,
la coppa rituale e l’arpa a nove corde.

Pellegrino mai stanco della terra celtica,
molte estati hanno sfavillato dai giorni lontani
in cui consultavo gli oracoli antichi
dalle rive dell’Ambra alle isole dello Stagno.

Ho cantato le mie speranze, ho cantato i miei sogni,
ho cantato gli eroi, onore del vecchio paese:
sotto i colpi del destino, come sotto quelli della clava,
il mio cuore ha tremato, il mio canto non si è affievolito!
Ancora giovane, andavo interrogando i Saggi,
meditando i consigli e raccogliendo i canti…
Gli antenati mi hanno consegnato, trasmessi dal fondo dei secoli,
i segreti strappati, una volta, ai Giganti.

Conosco i canti di speranza e i canti di sconforto,
canti per il combattimento e canti per la festa;
ho cantato i segreti dell’antica saggezza,
la gloria degli eroi e gli scherzi del Destino.

Sono uno degli anelli della catena mistica
ed aspetto soltanto, perché la mia ora è vicina,
il giovane biondo che Gwyddon ha segnato col suo sigillo
per porgergli la coppa, e l’arpa, e l’anello.

 

..ed un'Immagine Aggiunta..

GLI ALBERI SECCHI


C'era una volta una creatura alla quale il pessimo carattere aveva provocato difficoltà enormi e la perdita dei buoni amici. Si avvicinò a un vecchio saggio coperto di stracci e gli domandò: "Come potrò riuscire a tenere sotto controllo questo demone della rabbia?". Il vecchio gli consigliò di raggiungere una lontana oasi riarsa nel deserto, di sedere tra gli alberi secchi e di raccogliere l'acqua salmastra per i viaggiatori di passaggio.
E l'uomo, nel tentativo di vincere la sua collera, andò nel deserto fino al posto degli alberi secchi. Per mesi raccolse l'acqua salmastra e la offrì a tutti quelli che passavano. Trascorsero gli anni, e non soffriva più di accessi di collera

 

Un giorno arrivò all'oasi uno scuro cavaliere, e lanciò un'occhiata altezzosa all'uomo che gli offriva l'acqua. Il cavaliere disprezzò l'acqua torbida, la rifiutò e riprese a cavalcare. L'uomo che offriva l'acqua andò subito in collera, tanto da essere accecato, e afferrò il cavaliere, lo tirò giù dal suo cammello e lo uccise. Immediatamente con dolore comprese di essere stato consumato dalla collera. Ed ecco cosa accadde poi.
D'improvviso un altro cavaliere arrivò al galoppo. Guardò il volto del morto ed esclamò: Allah sia ringraziato! Hai ucciso l'uomo che stava andando ad assassinare il re!" e in quel momento l'acqua torbida dell'oasi si fece limpida e dolce e gli alberi secchi diventarono verdi e si ricoprirono di gemme.

La giusta collera: porgere l'altra guancia è cosa da soppesare con molta cura. Arrivano momenti in cui è d'obbligo liberare una rabbia che scuota i cieli. Occorre per questo scegliere il momento giusto, la collera non va scatenata in modo indiscriminato.
Dare la vita è un impulso innato nella maggior parte delle donne, ma c'è il momento della collera giusta, della rabbia giusta.
In genere le donne riescono a percepire il minimo cambiamento di umore negli altri, sanno leggere sui volti e sui corpi e spesso in piccoli indizi che le fanno capire cosa avviene nella mente degli altri. Per usare tutte queste doti selvagge, le donne restano aperte a tutto. Ma questa apertura rende i loro confini vulnerabili, esponendole alle ferite dello spirito.
Una donna può avere dentro di sé una rabbia diffusa che la costringe a scavare, o a essere fredda, può piegare alla sua volontà coloro che da lei dipendono, privarli del suo affetto, può negare una lode o la fiducia, agire da persona il cui istinto è molto ferito. Molte donne così afflitte cercano di non essere più meschine, di mostrarsi più generose. Ma questo non dura, è necessario sapere quando liberare una giusta collera e quando no. La collera giusta è un diritto, e in alcuni casi un dovere morale.

tratto dal libro " DONNE CHE CORRONO CON I LUPI " di: C. P. Estès.

 

4月10日

LA DONNA DAI CAPELLI D'ORO

 

C'era una volta una donna strana ma assai bella dai lunghi capelli d'oro sottili come grano filato. Era povera, non aveva né madre né padre, viveva sola nei boschi e tesseva su un telaio fatto con i rami di noce scuro. Un tipo brutale, che era figlio del carbonaio, cercò di costringerla al matrimonio, e lei nel disperato tentativo di comprare la rinuncia, gli regalò una ciocca di capelli d'oro.
Ma lui non sapeva o non si curava del fatto che era oro spirituale, non denaro, quello che gli aveva dato, e quando volle vendere i capelli come una qualsiasi mercanzia al mercato, la gente lo canzonò e pensò che fosse pazzo.
In collera, di notte tornò alla capanna della donna, la uccise con le sue mani e ne sotterrò il corpo accanto al fiume. Per molto tempo nessuno si accorse della sua assenza- nessuno si curava del suo cuore o della sua salute.
Ma nel sepolcro i capelli d'oro della donna presero a crescere.

 

Si sollevarono in spire attraverso la terra nera, e crebbero sempre di più fino a ricoprire la tomba di un campo di ondeggianti giunchi d'oro.
I pastori tagliarono i giunchi per farne flauti e non smisero più di cantare.
Qui giace la fanciulla dai capelli d'oro
Assassinata e nel suo sepolcro,
uccisa dal figlio del carbonaio
perché desiderava vivere.
E così l'uomo che aveva tolto la vita alla donna dai capelli d'oro fu scoperto e portato in giudizio, e coloro che vivono nei boschi selvaggi del mondo furono di nuovo al sicuro.

La forza vitale della bella donna solitaria continua a crescere e a vivere e ad emanare conoscenza conscia anche se tacitata e sepolta. Lei è una kore, quell'aspetto della psiche femminile che è la donna-che-non-si-sposerà-mai. E' occupata a selezionare e tessere idee, pensieri e imprese. La forza vitale di una donna può continuare a crescere anche nelle condizioni più misere.
Alcuni segreti sono corroboranti, i segreti della vergogna sono molto diversi. I segreti vergognosi diventano ossessivi. Esistono tante forme di cicatrici quanti sono i tipi di ferite inferte alla psiche. Qualunque sia il segreto, la psiche è colpita. Se una donna desidera serbare i suoi istinti può rivelare il suo segreto a un essere umano degno di fiducia, che ascolti con il cuore aperto e ne sia toccato. Quando un segreto non viene confidato, il lutto continua per tutta la vita.

tratto dal libro " DONNE CHE CORRONO CON I LUPI " di: C. P. Estès.

Inizio del Cammino

 
Chi guarda in uno specchio d’acqua, inizialmente vede la propria immagine. Chi guarda se stesso, rischia di incontrare se stesso. Lo specchio non lusinga, mostra diligentemente ciò che riflette, cioè quella faccia che non mostriamo mai al mondo perché la nascondiamo dietro il personaggio, la maschera dell’attore. Questa è la prima prova di coraggio nel percorso interiore.